Giustizia Familiare, occorre ripensare le forme di protesta.

04/07/2012 15:41:27 \\ PERSONE \\ 1128 Visite

Giustizia Familiare, occorre ripensare le forme di protesta.
Due anni fa, dopo la presentazione dei disegni di legge 957 (Senato) e 2209 (Camera), diversi deputati – e una in particolare - condizionarono il sostegno politico, necessario per la loro calendarizzazione, ad una maggiore crescita e visibilità del movimento di opinione che già allora ruotava attorno al tema del Condiviso.
Ebbene, quel momento è arrivato da un bel pezzo. Il malcontento di tanti italiani in materia di Giustizia Familiare è ora alle stelle. Esso è cresciuta in maniera del tutto speculare rispetto al livello (altissimo) di disapplicazione di molte leggi da parte della magistratura di merito.
Mentre scriviamo, un rapido inventario ci dice che, in Italia, sono presenti almeno 70 associazioni operanti nel campo della tutela dei minori e dei genitori nella separazione. A queste si aggiungano quelle nate a tutela dei diritti dei bambini allontanati ingiustamente, da tribunali minorili e servizi sociali, dalle proprie famiglie. Sui social network, poi, si contano (ma il numero è sicuramente da aggiornare in aumento) ben 173 gruppi, per un totale di 148.000 iscritti-simpatizzanti, che trattano con varie sfumature e denominazioni differenti le medesime tematiche. Anche ipotizzando che un soggetto sia iscritto contemporaneamente a più gruppi (ad esempio 3), fanno circa 50.000 persone adeguatamente sensibili al problema. A tutto ciò devono aggiungersi quei sodalizi, tutt’altro che trascurabili, che individuano in una corposa riforma del regime di responsabilità dei magistrati la soluzione più importante della “Questione Giudiziario-Familiare” italiana.
Eppure, nonostante ciò, gli unici rappresentanti del popolo che si sono fatti avanti sono soltanto il Movimento Italia Garantista, il “vizio” di combattere per l’affermazione dei diritti di tutti.
Al contrario, ci si chiede cosa abbiano fatto, in questi due anni, i parlamentari che, di primo acchitto, hanno sostenuto quei progetti di legge, per poi defilarsi e concentrarsi su altro. Da tutti loro ci si sarebbe aspettato di più. Molto di più. Non sono pochi, tra gli attivisti, coloro che pensano di essere stati, in un certo qual modo, “addormentati” dalla promessa di un interessamento politico che non è mai arrivato. Depositare o firmare un disegno di legge equivale a nulla, se poi non lo fai calendarizzare. Poi, quando questo succede, magari la legislatura termina in anticipo...Come adesso.
E allora cerchiamo di prevedere il lavoro che verrà, e gli impegni che sarà necessario assumerci all’indomani delle elezioni. Le cose da fare, insomma.
Intanto, tutte le associazioni presenti lungo il territorio nazionale possono dire orgogliosamente: “siamo ciò che non c’era”. Oggi, rispetto al recente passato, possiamo puntare il dito e denunciare apertamente le assurdità di un sistema profondamente malato, forti di una totale assenza di appartenenza politica. C’è un immenso spazio di azione critica davanti a noi, in cui ampie sono le possibilità di azioni efficaci, effettuate anche con mezzi modesti.
Possiamo essere un elemento di rottura con il passato, e i tentativi di intimidazione subiti negli ultimi mesi ci danno prova del fatto che siamo in grado di impensierire tutti coloro che erano abituati all’assenza di critica. Non c’è lettera, esposto, articolo o reclamo che non venga preso nella dovuta considerazione, o che non susciti reazioni scomposte da parte dei destinatari. Chi vi scrive è stato convocato in Procura per chiarire financo i contenuti di una lettera in cui si è criticato l’operato di un tal tribunale dei minori nei confronti di due bambini. E’ un bel segnale, o no
Chiediamoci quali strategie applicare nel prossimo futuro per realizzare una forma di protesta omogenea e condivisa da tutti. Mentre tutto il movimento di opinione, negli ultimi due anni, è cresciuto notevolmente, abbiamo assistito alla demolizione della legge 54/2006, prima da parte dei tribunali di merito, e adesso anche da parte della Cassazione, che con una serie di pronunce di legittimità sta affossando definitivamente i pochi progressi che pensavamo essere ormai acquisiti in materia di Bigenitorialità. La domiciliazione prevalente, ormai, è legge silenziosa di uno Stato assente.
La “sottrazione nazionale di minore”, prima mal tollerata dalla frangia migliore della Magistratura, di recente è stata “consacrata” dalla suprema corte e certe pronunce stanno già causando problemi.
Inoltre, il 2010 ci ha regalato la consapevolezza di quanto sia necessario arginare la deriva del macro-sistema dei servizi sociali edei tribunali minorili. Infatti, una sostanziale assenza di garanzie democratiche, proprie di questo sistema, suscita grande apprensione nelle famiglie italiane, e all’abnorme potere degli assistenti sociali va opposta la modifica dell'art. 403 del Codice Civile e dell’art. 5 c.2 della L. 149/2001.
Anche grazie a queste due norme, in Italia viene commesso un reato diffuso ma non ancora introdotto nel nostro Codice Penale: l’Impossessamento Filiale (o “Reato di impedimento doloso alla cura filiale”), commesso da genitori senza scrupoli, che formalizzano false accuse e sottraggono i minori portandoli a grande distanza dal proprio contesto abituale – spesso in un altro stato -, e da numerosi operatori sociali, che esercitano con leggerezza un potere sproporzionato, segnando la serenità di intere famiglie.
Sarà necessario, nel prossimo futuro, chiedere con forza il ripristino di una “rete di protezione” a favore della Famiglia contro questo pericoloso sistema che, negli ultimi trent’anni, ha disciplinato processualmente i sentimenti e gli affetti familiari, lasciando ai margini il vero sostegno alla genitorialità e togliendo ogni spazio di recupero a quei genitori che sbagliano o, come spesso accade, che “si pensa” abbiano sbagliato. Nell’Italia delle garanzie, che si applicano anche a chi si macchia di reati gravissimi, si è tornati a concepire la genitorialità come un istituto “a termine”, che si può perdere in maniera irreversibile anche per una presunta “inadeguatezza genitoriale”.
In conclusione, prima di pensare alle singole vicende delle persone a cui diamo supporto, dovremmo capire che il nostro essere “istituzionalmente isolati” (ma non più in pochi) in mezzo al pantano della Giustizia Familiare è il frutto di un piano ben concepito, laddove l’isolamento dell’uomo, o di una categoria di esso, crea la sua indifendibilità culturale e processuale. Non si spiegherebbe, al contrario, l’origine dei mali, così come, agli occhi meno attenti della gente comune, l’affido condiviso è quello che si pratica nei tribunali, e solo quello.
Dicono i commissari dei dipartimenti del movimento italia garantista occorre quindi programmare uno sforzo organizzativo comune, e uscir fuori dagli schemi dell’attivazione localizzata, facendo sentire alla Politica, che si è colpevolmente assentata dal problema, le voci della strada dove la gente comune, figli-genitori-famiglie, cammina lungo un percorso senza uscita.
Ma l’uscita c’è, e si chiama Responsabilità Diretta dei magistrati. Senza questa battaglia di civiltà, nessuna legge potrà restituire serenità e, soprattutto, fiducia nelle istituzioni. Abbiamo una moneta di scambio che di questi tempi ha grande valore. Si chiama referedum quello che il movimeto italia garatista sta preparando per cercare di far smuovere le coscienze della politica italiana su queste tematiche .
i commissari dei partimenti sicurezza-famiglia-sociale-giustizia-propaganda del
MOVIMENTO ITALIA GARATISTA.
Domenico Marigliano Commissario Nazionale Dipartimento Sicurezza Italia Garantista
Sabrina Pavoni Commissario Nazionale Dipartimento Famiglia Italia Garantista
Jica Cerasella Commisario Nazionale Dipartimento Sociale Italia Garantista
Valentino Cuccu Commissario Nazionale Dipartimento Giustizia Italia Garantista
David Benerecetti Commissario Nazioale Dipartimento Propaganda Italia Garatista
Fonte: http://cms.dipartimentofamigliagarantista.webnode.

Autore: SEGRETERIA NAZIONALE ITALIA GARANTISTA



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