Una società senza scrittori... e lettori.

17/08/2015 17:23:04 \\ CULTURA E SPETTACOLO \\ 801 Visite

In Italia ogni anno vengono pubblicati decine di migliaia di libri: il titolo di scrittore, poeta e saggista di turno, ormai, non si nega davvero a nessuno.
Anche chi scrittore non lo e' infatti pubblica libri, a volte una volta l'anno (tanto ci sono i ghost writers che ci pensano) a volte una tantum oppure semplicemente sotto forma di biografia.
Ci sono talmente tanti scrittori in Italia che alla fine non ci sono piu', e' questo il paradosso di quest' epoca.
Eppure siamo un paese di non lettori: il 70% degli italiani s'informa solo attraverso la televisione, e fa fatica a capire anche un testo con qualche subordinata in piu'.
La letteratura comunque, come sempre, rappresenta ill riflesso della societa' nella quale e' prodotta: essa oggi e' diventata isterica, senza senso, stanca, corrotta, in una sola parola... esaurita.
Oggi la produzione letteraria e' tutto fuorche' democratica: molti autori infatti pagano per pubblicare, anche in case editrici rinomate, e molti editori hanno abbassato gli occhiali definitivamente per indossare un completo elegante e trasformarsi in veri e propri uomini d'affari.
Gli editori oggi non hanno piu' il tempo di leggere i dattiloscritti che vengono inviati loro: ecco perche', vuoi per il profitto a tutti i costi (date le spese crescenti) vuoi per mere questioni di avidita', ecco che la soluzione di pagare per una pubblicazione alla fine si rivela la piu' immediata, anche se mortifica l'autore, il mercato, il lettore e lo stesso editore, che si trasforma cosi' in un mero stampatore.
Naturalmente, non e' detto che un libro pubblicato in questo modo sia di scarsa qualita', anche se - lo capite anche voi - l'acqua nella quale si nuota e' davvero torbida.
Un documentario del 2009 di Andrea Cortellessa e Luca Archibugi titolato "Senza scrittori" spiega molte delle dinamiche attuali afferenti al mondo editoriale, e lo fa in modo estremamente chiaro: il mercato ormai e' in mano ai globalizzatori della cultura, che hanno massificato la produzione letteraria detta di "qualita'", mentre nel sottobosco proliferano altre realta' che vengono semplicemente squalificate in quanto non hanno la stessa visibilita'.
Tutto cio' oggi e' facile visto il lavaggio del cervello operato quotidianamente dai mass media, in pratica non esiste piu' un'opinione critica: ecco perche' qualunque libro, se pubblicizzato a dovere, decolla e fa guadagnare chi lo ha pubblicato.
Basti pensare alle "marchette" delle case editrici a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio: la settimana successiva si vendono minimo 10.000 copie del libro puntualmente presentato!
Queste grandi case editrici insomma, sempre piu' massificate e in alcuni casi perfino eterodirette, hanno i loro scrittori di scuderia, e a loro commissionano o confezionano libri... puntando sic et simpliciter sul nome dell'autore.
E' finito il tempo in cui gli editori puntavano sui cavalli di battaglia e sugli esordienti: oggi si vuole tutto e subito, e non si vuole piu' rischiare.
Nel frattempo la produzione, la distribuzione e la vendita al dettaglio dei libri sono sempre piu' concentrate in poche realta': in pratica l'editore - ora business man - pianifica il libro, lo produce, lo distribuisce attraverso le sue societa' di distribuzione e alla fine lo vende anche nelle librerie di catena di sua proprieta'.
Siti dove - naturalmente - l'accesso alle vetrine non e' gratuito, e quindi ancora una volta si premiano i testi di determinate major letterarie.
Negli ultimi anni, le librerie di catena sono aumentate sensibilmente rispetto alle librerie indipendenti: e' "normale" che cio' accada, dato che le piccole devono solo contare solo su se' stesse e sbarcare il lunario, mentre le grandi possono contare su un'attivita' di tipo lobbistico (a livello politico) se non ambire a veri e propri trattamenti da "multinazionale".
Eppure le piccole librerie sono le piu' democratiche in assoluto, dato che rappresentano tutte le case editrici che hanno un minimo di distribuzione, e offrono una quantita' di testi decisamente piu' ricca e variegata.
Insomma, come avrete capito, sia le vendite che le classifiche dei libri oggi sono pilotate da meccanismi economici del tutto avulsi alla letteratura: siamo davvero sicuri, a questo punto, di essere informati?
Il mercato e' cambiato, e' vero, ma ci vogliono regole anche in questo settore, affinche' tutte le case editrici abbiano la giusta visibilita' che consenta loro la sopravvivenza e non solo.
Il gigantismo letterario, infatti, porta poverta' di contenuti e massificazione, ed e' giusto cominciare a rigettarlo.
La massificazione, in sostanza, e' la morte della qualita', anche in questo settore.
Ci si chiede a questo punto: come puo' la nostra informazione essere obiettiva se anziche' i contenuti... vincono queste leggi di mercato?

Fonte: http://www.gabrielesannino.com

Autore: GABRIELE SANNINO



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